Mostri sotto zero

Pubblicato da Big Pike's Adventures | Etichette: | Posted On martedì 2 gennaio 2007 at 10:28

Mostri sotto zero

di Maurizio Rossini

Il grande inverno con neve e gelo è ormai arrivato. Gli alberi già completamente spogli e le gelate mattutine fanno ormai da padrone. L’atmosfera e surreale, le cime dei monti vicini sono ormai da vari giorni tinte di bianco; durante il giorno un tenue sole riscalda mestamente l’aria, ma quando cala le temperature picchiano subito verso lo zero per poi nella notte andare anche sotto di 6 7 gradi.
È già una settimana che io e Luca abbiamo organizzato una battuta di pesca, anche se alzarsi la mattina con questo gelo è veramente dura; non mi va di dirgli di no e quindi la sera precedente riconfermiamo l’appuntamento anche se ero più che convinto che un bel cappotto, in tutti sensi, non ce l’avrebbe levato nessuno.
Alle 7.30 suona la sveglia. Mi affaccio alla finestra. Come al solito è tutto bianco di brina. Che fatica uscire. Io però ho già dato la mia parola a Luca e dopo una ricca colazione vado in garage per preparare la roba da pesca e vestirmi. Gli abiti sono gelati; mi cambio quindi in fretta e come un eschimese tutto infagottato metto l‘attrezzatura in macchina e parto, destinazione Santa Barbara a pochi chilometri da casa mia. Il termometro della macchina incomincia a scendere vertiginosamente per fermarsi alla temperatura di meno 6 gradi.
Arrivo all’appuntamento con Luca. Lui e già lì. Parcheggio la macchina accanto alla sua e con lo sguardo gli dico: “ ma dove cazzo si va?“ Scendiamo dall’auto, ci infiliamo quanti e papalina e partiamo. Scorgiamo il lago. L’acqua è completamente fumante; gli enormi pioppi che la contornano sembrano giganteschi alberi di Natale addobbati di cormorani in agguato. L’acqua delle pozzanghere è uno strato di ghiaccio che neanche a calci rompiamo.
Arrivati sull’argine montiamo le canne e iniziamo a pescare ma appare subito evidente l’impossibilità di continuare poiché il gelo ghiaccia tutto. Il trecciato trascina nel recupero acqua che si gela immediatamente nella bobina formando degli ammassi di gelo; i passanti fanno la stessa fine e il tracciato non scorre più.
Come si fa? Luca accende una sigaretta e io mi riscaldo le mani in tasca mentre alla nostra sinistra, nella sponda opposta, il sole sta mettendo fuori la testa e cominciando a scaldare un angolo a picco roccioso. Decidiamo di andare lì. Ci sembra subito di rinascere. II tiepido sole scioglie il gelo nelle nostre bobine, l’acqua sempre fumante fa intravedere il suo colore trasparente, di una limpidezza incredibile. Dico a Luca che qui bisogna pescare con esche realistiche, il più possibile vicine alla realtà ovvero minnow con i colori naturali del pesce foraggio. Cominciammo a martellare lo scalino di rocce, in quel punto l’acqua scende subito oltre i due metri e mezzo e il mio minnow Hascki Jerk 13 scende fino a rasentare il fondo. Poi inizia il lento e macchinoso recupero fatto di colpi laterali e di movimenti in alto del cimino alternati con qualche secondo di pausa nel recupero.
Passo quasi un’ora col minnow senza risultati e lo stesso vale per Luca. Decido quindi di tentare con un grosso rotante facendolo rimbalzare sul fondo e a tratti tenendolo fermo provando ad attirare l’attenzione di qualche grossa femmina di luccio pigra e ferma sul fondo.
Inizio a battere con il Safir 20 grammi scandagliando l’area con lanci a raggio, apro l’archetto lasciando andare l’esca completamente sul fondo.
Sono concentratissimo e me lo sento, stamani deve uscire il maiale!!

L’acqua è perfetta, è un’acqua da bestioni. Lancio. La lenza rompe l’acqua in due e nel calare appena si arresta sul fondo chiudo l’archetto…Sento subito un peso enorme, come un tronco che si muove appena… ci siamo!! Due ferrate e il tronco comincia a muoversi; il peso è tanto anche perché la massa di acqua sovrastante è molta, lo sento venire quasi a peso morto e riesco a sentire i colpi della testa; vedo il trecciato che entra in acqua muoversi appena di lato, la canna da 2,70 metri è piegata in due e ancora non ha iniziato a tirare. Punto i piedi nel terreno roccioso e lo forzo in superficie.

Quando arriva ad un metro dalla stessa vedo una sagoma bianca e un grande gorgo e via di nuovo verso il fondale: apro la frizione perché questo porta dentro anche me!! Il luccio arriva dritto dove voleva arrivare sul fondo, lo sento che strofina l’artificiale sui sassi ma non riesce a disincagliarsi o a slamarsi. Lo riforzo per tirarlo via di laggiù. La canna è sotto pressione.. Pompa e ripompa rieccolo in superficie a sette metri da me. Dopo po’ riparte fulmineo giù in picchiata.
Finalmente dopo alcuni minuti di ulteriore tira e molla eccolo arrivare docile sotto riva; ancora le ultime testate nell’acqua bassa cercando di liberarsi dall’ondulante piantato nella bocca di lato; si avvita attorno al trecciato come un coccodrillo ma la mia mano rende inutile ogni suo ulteriore tentativo di fuga.
Lo alzo da’acqua e nell’equilibrio precario sopra le rocce scivolo con una gamba nell’acqua rischiando di cadere nello scalino di tre metri. Per fortuna mi riprendo e soprattutto non mollo il luccio che finalmente posso mostrare a Luca rimasto impietrito per tutto il tempo. Le foto sono d’obbligo.

Sarà un bell’esemplare di circa 13 kg che rapidamente rimetto in acqua e come un fulmine se ne va lasciandoci con un ricordo bellissimo e con la speranza di incontrarlo ancora.

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